HOME | TURISMO - Sulla cresta di Fammera

Da Colle Bastia (m. 438), poco oltre la Pineta di Selvacava, alla vetta di Fammera (m. 1184), tra pendii erbosi, ripidi canali di ghiaia e salti di calcare compatto.

Meta privilegiata di rocciatori, la parete di Fammera è una delle più ripide e note dei monti laziali. È percorribile anche a piedi tra canaloni di ghiaia e pendii erbosi, seguendo un sentiero non difficoltoso pur se lungo. Percorsa la parete, si attraversa il pianoro di Valle Gaetano e si risale su pietraia, per un rado bosco, fin sulla vetta.

Sulla cresta di Fammera

L'itinerario

Dal Santuario della Madonna del Piano (Ausonia) si sale in auto per il centro abitato di Selvacava. Si attraversa una pineta, incontrando prima un'edicola votiva sulla sinistra poi la fonte Ostrice. Poco oltre si raggiunge il passo Bastia dove c'è un gruppo di case con un piccolo emporio e telefono. Si lascia 1'auto e si comincia a salire per il fianco della montagna, seguendo una mulattiera che attraversa campi erbosi e ghiaioni. Si sale verso il centro della parete, camminando lungo i muretti di sostegno in pietra, su gradoni ricavati nella roccia, e attraversando cespugli di macchia mediterranea. Nel tratto iniziale è possibile osservare qualche raro esemplare di Ontano (Alnus cordata), un grosso albero dal fogliame verde intenso e dai frutti caratteristici.
La parete è imponente, il sentiero in alcuni tratti franato. Proseguendo si attraversano altri ghiaioni ed un piccolo bosco misto di carpino e acero; il panorama si apre con gli Appennini a nord e il mare a sud.

Tra radi pini da rimboschimento e lecci abbarbicati sulle aride pareti non è difficile scorgere sull'impressionante rupe calcarea il nido del falco pellegrino o del biancone, l'aquila dei serpenti, che utilizzano questi luoghi come postazioni per i loro voli di caccia. In primavera è facile assistere al volo di piccoli gheppi, falchi, poiane o sparvieri, da poco nati e pronti a lanciarsi nel cielo, o assistere al "litigio aereo" di coppie di rapaci diurni.

È possibile osservare anche rarissimi esemplari di Euphorbia arborea, pianta tipica dell'ambiente caldo mediterraneo che qui raggiunge il punto massimo di penetrazione interna degli Aurunci. Proseguendo per il sentiero si raggiunge la Sella di Fammera di Spigno (m. 921): 2,30 ore da Colle Bastia. Dal costone il panorama spazia verso levante sulla piana del Garigliano, la valle dell'Ausente e la catena degli Aurunci orientali. Superata la sella si attraversa tutta la Valle Gaetano: un pianoro molto bello, ricco di prati, pascoli e vegetazione arborea, pieno di doline, con numerosi ruderi di antichi insediamenti silvo?pastorali, tra le pendici meridionali di Fammera e quelle settentrionali di monte Ciavica. Radi cerri, castagni, aceri e roverelle contornano gli antichi coltivi, ora totalmente abbandonati e frequentati da piccole mandrie. In primavera il pianoro è tutto fiorito per la copiosa presenza dell'Anemone apennina, della Corydalis cava, dell'Album pendulinum,
dell'Orchis morio, dell'Orchis pauciflora e altre specie. Valle Gaetano è raggiungibile anche direttamente in auto da Esperia, percorrendo la carrozzabile che passa tra i ruderi del castello di Roccaguglielma e il Santuario della Madonna delle Grazie. Raggiunto un gruppo di quattro abitazioni si prende il sentiero sul crinale sassoso di Fammera e, con vista sulla depressione carsica della valle, attraversando radi boschi, si raggiunge l'anticima (m. 1166). In breve, superando un piccolo bosco di carpino e acero, si raggiunge il punto più elevato, a q. 1184 m. Dalla vetta il colpo d'occhio è stupendo!

Vedute fino al mare, gli Appennini, la Valle del Liri e le massime vette degli Aurunci e degli Ausoni. Sulla cima si può osservare un ricovero ricavato nella roccia, utilizzato per motivi bellici nell'ultimo conflitto mondiale.

La salita per valle Gaetano richiede 4 ore da Colle Bastia. Per scendere si può seguire il crinale sassoso direttamente fino alla sella di Fammera di Spigno (m. 921) dove si riprende il sentiero percorso in salita. Dalla vetta di Fammera a Colle Bastia, punto di partenza, s'impiegano 2,30 ore. In alternativa si può scendere per il canalone, lungo il versante settentrionale di Fammera. Prima di affrontare la ripida discesa ci si può riposare all'ombra di un piccolo gruppo di faggi e osservare anche una splendida felce: la Poiystichum aculeatum.

Si scende per il canalone passando su massi calcarei di media e grossa dimensione: è preferibile percorrere il lato settentrionale, sulla sinistra, fino alle ripide pareti conosciute localmente come rava carosa. Su queste rupi si può osservare la splendida fioritura della Campanula fragidis, sia nella forma tipica sia nella varietà lanuginosa.

I fenomeni geologici si manifestano qui in una bellezza eccezionale: imponenti guglie rocciose d'aspetto inusitato si elevano tra una serie di enormi massi precipitati dalla parete calcarea. Tra queste rocce troviamo una flora tipica degli ambienti ombrosi e in particolare si riscontra la presenza di un delicatissimo drappo verde chiaro, costituito da una rara briofita: la Cololejunea rossettiana.

Superati i massi calcarei si raggiunge il viottolo che conduce sulla strada asfaltata. Verso la fine di maggio lungo quest'ultimo tratto del percorso di ritorno, tra le cavità dei massi, si può osservare la Corydalis ochroleuca, una papaveracea molto rara.

Infine, una particolarità per gli amanti delle orchidee: dove il viottolo attraversa i coltivi, in pochissimo spazio ? poco più di un metro quadrato - sono state riscontrate un centinaio di Ophrys lacaitae, una rara orchidea dai vistosi fiori gialli.

Dalla vetta, scendendo per il canalone, sono necessarie due ore per raggiungere il colle Bastia.

a cura della PROLOCOSPIGNOSATURNIA